Ho perso 6 punti, non della patente!

Oggi sono passate due settimane esatte dall’operazione con la quale mi hanno rimosso il Neuroma di Morton.

Proprio ieri mi hanno tolto i sei punti che chiudevano il taglio sul dorso del piede e proprio ieri facevo i primi passetti di corsa palleggiando in un campo da tennis.

A dirla tutta due giorni fa avevo provato a correre su un tapis roulant ma dopo 5 minuti ho interrotto per il dolore. La sensazione era quella di un grosso sasso proprio sotto la pianta del piede.

Questo era null’altro che l’effetto dell’ematoma ancora presente. I miglioramenti in due giorni sono stati però strabilianti, così questa sera ho ripreso le mie Pegasus 31, riacceso il Garmin e sono uscito per la prima vera “prova su strada”.

L’inizio è stato leggermente doloroso ma sopportabile e alla fine ne è uscita una seduta di 6km a 4:50/km neanche troppo lenta quindi! Ho avuto un principio di crampi alla fine ma direi che tutto sommato possa ritenermi soddisfatto.

Cercherò di incrementare pian piano nei prossimi 10 giorni per tornare a regime giusto per Natale!

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Diamoci un taglio!

Operazione fatta! Sono vivo e vegeto con un nervo in meno che, come si vede nei film, sadicamente l’infermiera mi ha mostrato dentro una scatoletta mentre il dottore mi ricuciva.

Dopo una notte piena di dolori a 72 ore dall’intervento devo dire che sto meglio del previsto: mi muovo abbastanza agevolmente appoggiando solo sul calcagno ma senza eccessivi dolori, già dal secondo giorno ero senza antidolorifici.

Mercoledì visita di controllo, intanto cerco di non perdere tono muscolare con qualche squat è da lunedì vorrei provare ad usare la cyclette.

Devo ammettere che prima dell’intervento avevo tanti timori di recuperi lunghi, ora sono davvero positivo.

Intanto dieta per non mettere peso in questa fase di stop forzato, seguirò quello che mi hanno dato in clinica!

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Dove ci eravamo lasciati

Passate le fatiche la maratona di NY lascia solo ricordi positivi. È incredibile come il nostro cervello riesca a cancellare il dolore e la sofferenza e mantenere la gioia del passaggio sotto il traguardo, come se tutto fosse stato una bella e facile passeggiata.

Tornato in Italia, dopo essermi goduto una settimana a Las Vegas, dove sono anche riuscito a correre un paio di volte sul tappeto, mi sono rimesso in moto.

Per prima cosa ho deciso di risolvere definitivamente il problema del Neuroma di Morton, mentre scrivo sono in fase di pre ricovero in clinica e domani verrò operato. Se tutto va bene nel giro di 10/15 giorni dovrei poter correre.

In questo periodo ho iniziato la fase di potenziamento, con tutti gli obiettivi a non meno di tre mesi è giusto caricare i muscoli. Quindi piegamenti e affondi in ogni sessione.

Come dicevo all’inizio il cervello fa scherzi strani. Ricordo che a NY, nel lungo tragitto che dal traguardo mi portava a ritirare la borsa, pensavo:”questa è stata l’ultima maratona”, invece eccomi già iscritto a Parigi per Aprile 2015.

Questa volta però voglio farla con un obiettivo cronometrico e cercare di stare sotto le 3:25.

Ora incrociamo le dita (del piede sx) e speriamo che l’operazione vada bene e #believeinthegoodrun

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Ma come è andata?

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Inizio dalla fine, sono arrivato al traguardo! Per ogni maratoneta amatoriale è il traguardo più importante, perché quando si è in mezzo alla maratona, anche quando le cose vanno male, si pensa sempre ad arrivare. È un concetto strano, perché ci si ritira nei 10km, nelle mezze, ma in maratona si fa il possibile per tagliare il traguardo. È l’orgoglio che spinge alla fine, il poter dire “ho finito la maratona” e sentirsi dire “bravissimo” da quelli che non sanno capire la differenza fra un 3:20 e un 4:20.

Torniamo a me. La maratona di NY è epica, non ne esiste una simile come numero di partecipanti, 56,000 partenti contro i 35,000 di Londra e i 16,000 di Roma. Tutto ciò è spettacolare per chi la guarda, per il runner invece è un accettazione di tanti compromessi.

Per gestire una tale portata di gente la NYCM divide i partenti in 3 aree diverse e ogni area ha 3 ondate di start, distanziate di circa 20 minuti. Questo perché sarebbe impossibile mettere insieme 56,000 persone, soprattutto su un ponte!

La partenza della wave 1 è fissata per le 9:40, orario “comodo”, se non fosse che arrivarci è tanto macchinoso: partenza in pullman dall’hotel alle 5.30, arrivo al ferry boat di Staten Island, trasferimento in bus alla zona di partenza, lunga camminata per raggiungere il proprio cancello, deposito della borsa e accesso alla partenza tassativamente 45 minuti prima.

A novembre a NY il clima può essere difficile da gestire, questa particolare edizione non è stata da meno: un vento fortissimo, con picchi di 40km/h, disturbava non poco.

Tuta vecchia, pile vecchissimo, kway regalo di una pubblicità ed eccomi pronto al l’attesa senza dover congelare.

La mai era la wave 1 green, che aveva la sfortuna di partire dalla parte inferiore del ponte di Verrazzano e quindi mi sono perso la partenza presente in tutte le foto della NYCM.

Al momento dello start fa molto freddo, tanto che tolgo pantaloni e kway ma non il pile con cui correro’ i primi due km. Sul ponte, nonostante fossimo nella parte inferiore, arrivavano raffiche laterali tali da spostarti di qualche metro.

All’uscita del Verrazzano, quindi entrati in Brooklyn, il clima ha iniziato ad essere ragionevole e mi sono tolto il pile pur rimanendo con maglia tecnica, canotta e manicotti.

Dal quinto km il pubblico ha iniziato a farsi sentire e la scelta di stampare il mio nome ha pagato: bambini e adulti gridavano il mio nome, gongolavo ogni volta che era una ragazza a farlo, mi piaceva pensare che fosse stata colpita dal fascino del 40enne italiano con la barba quando invece più probabilmente incitava chiunque avesse il nome stampato!

Brooklyn si percorre tutto sulla 4th avenue, strada dritta e commerciale, non bellissima, se non fosse per la gente sarebbe parecchio noiosa.

Si entra poi in Queens, quartiere multietnico e con alcune zone molte belle e particolari. Molto caratteristico il quartiere ebraico con la gente che veste i tradizionali abiti, con il cappello e le lunghe trecce.

A questo punto siamo appena passati al 15esimo, le gambe vanno bene e il ritmo è buono, attorno a 4’50/km.

Il primo vero ostacolo si avvicina, il Queensboro Bridge, il ponte che collega appunto Queens con Manhattan. La salita si fa sentire sulle gambe ma sono comunque ancora fresco nonostante abbia fatto il giro di boa, mezza maratona comunque chiusa in 1:43.

La parte in discesa del ponte però fa suonare la prima allarme: il maledetto neuroma di Morton si fa sentire. L’anestetico che avevo preso aveva cessato l’effetto ben prima del previsto.

Questo mi ha costretto a rallentare il ritmo e a non appoggiare correttamente il piede.

Tornando alla gara, la fatica del ponte è ampiamente premiato dal calore della gente che attende a Manhattan, tutta la First Avenue è ricolma di persone su entrambi i lati e a questo punto il loro incitamento serve molto!

La First è lunghissima e porta fino al ponte che porta nel Bronx, ci avviciniamo al 35esimo, il piede mi da molto fastidio e ora la stanchezza inizia a pesare. Sapevo di non avere i lunghissimi nelle gambe e che a un certo punto sarebbe stato un incubo, ecco il passaggio ai 35km ne ha segnato l’inizio.

Decido di tenere duro ma prendo una piccola “pausa” a una sosta acqua dove cammino per circa 100mt, al momento di ripartire il piede sembra in fiamme: aver appoggiato in modo anomalo ha creato un’infiammazione alla parte laterale della pianta. Proseguo.
Si rientra a Manhattan e a questo punto Central Park, quindi il traguardo, è vicino. I km che prima volavano ora sembrano allungarsi all’infinito. Devo fermarmi a camminare un altro paio di volte.
L’incitamento però da la carica per portare a termine l’impresa, sentire tutti i bambini gridare il mio nome mi ha dato quella forza extra alle mie gambe per portare a termine l’impresa.
Taglio il traguardo in 3:47 con una seconda parte molto più lenta della prima, ma come detto all’inizio l’importante è finire!

A questo punto è tempo di ringraziamenti:

Ringrazio il mio sponsor, Sisal poker, che mi ha permesso di partecipare e mi ha supportato durante tutto il cammino.

Australian che mi ha fornito l’abbigliamento tecnico.

Il mio coach Huber Rossi che mi ha aiutato a crescere come runner.

A Niccolò che ha seguito questo blog rendendolo più piacevole ai lettori.

Ai runmolliti, il mio gruppo di corsa, che hanno vissuto con me la preparazione.

A Matteo, ottimo runner, che con una buona dose di ironia mi ha aiutato negli allenamenti.

Dulcis in fundo a mia moglie, paziente (quasi) sempre nel periodo di allenamento, accondiscendente a lasciarmi partire per gli USA e Santa per avermi lasciato proseguire il viaggio per una settimana a Las Vegas!

Believe in the good run!

Time is up!

Sono davanti a una pizza per fare l’ultimo carbo load, ovvero il carico di carboidrati che spero mi diano l’energia per tutti e 42 i Km di domani.

La sensazione qui a New York è incredibile, ovunque si vada si parla della gara, ovunque si vedono runners come se degli 8 milioni di abitanti tutti corressero domenica.

Il tempo ahime è nefasto: freddo e vento forte, ovviamente contrario. In fondo però una maratona deve aver qualcosa di epico!

Partenza domattina dall’hotel alle 5.30 Ben 4 ore prima dello start, qui non vogliono prendere rischi e i controlli di sicurezza sono al massimo.

Parto con tanti vestiti addosso che appena prima dello sparo lascerò negli appositi cesti per la beneficienza.

Che dire: speriamo sia divertente come tutti i 50,000 che la corrono ogni anno dicono che sia!

STAY TUNED per il post gara!

Ormai ci siamo

Ingoiato il rospo del fallito tentativo al PB nella mezza di Cremona, ho affrontato la penultima settimana di allenamenti pre NY.
Settimana a dire la verità non proprio leggera: scarico il lunedì, progressivo il mercoledì, lipidico di 50′ giovedi e fartlek venerdì. Sono arrivato a fine settimana veramente stanco, sia fisicamente che mentalmente, tanto è che il fartlek non sono riuscito a completarlo.
Ieri però mi sono divertito alla marcia FIASP sulle colline piacentine della Val Tidone, in mezzo ai vigneti in una bellissima giornata autunnale. Le gambe viaggiavano molto bene anche in salita, peccato che sullo sterrato in discesa il neuroma di Morton si sia rifatto sentire. Dovrò quindi farmi un’iniezione di cortisone prima di partire.
Comunque 19km con 350 mt di dislivello chiusi in 1h35.
Questa settimana sarà leggera , con allenamenti brevi e giovedì si parte!

Il piccolo grande giorno AKA la mezza di Cremona

Domenica era il mio piccolo grande giorno, ovvero la gara su cui avevo puntato gli obiettivi cronometrici, la mezza maratona di Cremona.

Come spiegai all’inizio del mio blog, non cercavo un riscontro allla maratona di New York, non è la gara dove cercare il proprio PB (leggi personal best) vuoi per il tracciato non piattissimo, per il numero di partecipanti, per l’organizzazione ins e che ti costringe a una levataccia e ad aspettare tanto tempo in griglia etc. La maratona di New York va vissuta, o almeno così la vivo io, come una bellissima esperienza.

Gli allenamenti degli ultimi 3 mesi si sono focalizzati quindi per centrare l’obiettivo del PB sulla mezza, dopo un avvicinamento in quella di Parma ero pronto a toccare 1:32 a Cremona, sapende che nelle gambe avevo anche qualcosa di meglio.

Gli ultimi test in settimana erano stati confortanti: 2×3000 fatti il mercoledì senza troppa fatica a 4:08 di media e poi qualche giorno di scarico.

Cremona è a 30km da Piacenza quindi non necessita levatacce, esco di casa alle 7.45 ed ecco la prima sorpresa: nebbia umida. Voi direte:”Sei in pianura padana in autunno che ti aspetti?” Avete anche ragione, ma era una nebbia particolarmente bagnata, dovuta al caldo anomalo di questo periodo.

Dopo la routine del ritiro pettorale faccio un breve riscaldamento e mi sorprende quanto sto gia sudando. Cerco di prendere posto il piu’ avanti possibile perchè è una mezza affollata, oltre 3,000 partecipanti, con alcuni punti stretti all’inizio che possono far perdere tempo ed energie per zigzagamenti inutili.

Si parte, decido di fare i primi 2/3 km a 4:30/km e poi assestarmi sui 4:20/km.

L’umidità è mostruosa. Già al quinto km capisco che sarà durissima, giro intorno a 4:25/km ma faccio fatica a spingere, arrivo al decimo che ho fatto un solo km a 4:19 e gli altri piu’ vicini ai 4:30.

Cerco di prendere il mio gel energizzante ed ecco la seconda sorpresa: si è rotta la cerniera dei pantaloncini e il gel non vuole uscire! Mi innervosisco tanto da fermarmi e cercare di forzare la zip…nulla! Rinuncio. Tempo prezioso se ne è andato.

Riparto e il ritmo è piu’ o meno lo stesso, non riesco a spingere come vorrei.

Al 16esimo mi fermo ancora un attimo per tirare fuori l’ipod e provare ad avere un boost di energia dalla musica, perdo un pò a srotolare le cuffie e riparto.

Tengo un ritmo costante fino al traguardo. Tempo registrato 1:36 bel al di sopra delle attese. Considerando le due soste probabilmente avrei chiuso come a Parma, attorno a 1:35 ma tanto di piu’ non potevo fare.

Pur essendo il 20 di Ottobre ho corso in canottiera e calzoncini. Questi alla fine erano così bagnati di sudore, causa umidità, che ho voluto pesarli, giudicate voi dalla foto!

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